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Cipolla – il Caffè

21 Febbraio 2016

La carica vitale della cipolla, afrodisiaco per ogni stagione. Lacrime senza pena. Così Pablo Neruda chiamava quella commozione senza emozione che ci prende quando affettiamo la cipolla.

Il suo gas, l’allicina, colpisce a tradimento. La sua digeribilità non è sempre esemplare, ma ciò nonostante da millenni gli uomini si nutrono di allium cepa.

I suoi primi estimatori furono gli antichi Egizi. Tanto che gli imbalsamatori dei faraoni mettevano accanto alle mummie una corona di cipolle, anche loro mummificate, perché si conservassero per l’eternità. Venivano infatti considerate un viatico per le anime. Ma anche un toccasana per i corpi. Come testimonia lo storico Erodoto, quando racconta che la costruzione della piramide di Cheope richiese un investimento in cipolle letteralmente faraonico, per nutrire un esercito di schiavi. Nell’antichità questo prezioso e gustoso ortaggio aveva insomma la fama di possedere virtù energetiche e corroboranti. Non veniva considerato un semplice alimento da contadini diseredati, ridotti a vivere di pane e cipolle. Ma un mangiare da lavoratori e da guerrieri, da working class e da brothers in arms. Al punto da essere parte integrante, insieme al farro, della razione kappa distribuita ai soldati romani, nonché ai gladiatori prima di entrare nell’arena, per aumentarne il furore bellico.

Le qualità riconosciute alla cipolla non erano solo nutrizionali, ma anche proprietà simboliche, addirittura profetiche. Secondo Artemidoro, autore del più antico libro sull’interpretazione dei sogni, se un malato sognava di abbuffarsi di cipolle significava che era in via di guarigione. Senza contare che una dose quotidiana dell’umile bulbo era considerata la condizione necessaria e sufficiente per un’attività erotica intensa e gratificante. Oggi nessuno lo direbbe. Eppure i popoli mediterranei la consideravano un miracoloso stimolante del desiderio. Tanto che in un epigramma il poeta latino Marziale raccomanda a coloro che hanno problemi con le voglie e con la moglie, una cura ricostituente a base di ramata, tropeana, borretana, rossa o bianca, per ritrovare d’incanto l’entusiasmo dei giorni migliori.

Deve essere per questo che i francesi, massimi teorici del libertinismo, sono anche gli inventori della soupe à l’oignon. Un afrodisiaco per tutte le stagioni. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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