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Bibita – il Caffè

28 Febbraio 2016

Se anche le bibite rispecchiano il nostro essere salutisti, naturisti e ambientalisti. A qualcuno piace dolce. Ad altri edulcorata. Ma c’è anche chi la preferisce amara. Perché la bibita è tutta un fatto di gusti. Personali e globali. Certo è che da quando all’acqua di sorgente sono stati aggiunti sciroppi, aromi, coloranti e anidride carbonica, è iniziata l’irresistibile ascesa dello spumante a salve. Delle bollicine analcoliche.

All’inizio il target era quello degli adulti, che aggiungevano al vino e alla birra una dose di gassosa. O la cola al rum. Stanno a testimoniarlo le pubblicità d’epoca, dove procaci pin up guardano maliziose il consumatore vestite di abitini più che succinti o di seduttive guepières. Lasciando immaginare piaceri frizzanti riservati a un pubblico prevalentemente maschile.

Poi arrivano le baby bibite. E precisamente negli anni Trenta, quando la Coca Cola smette di essere un soft drink digestivo per conquistarsi fasce di pubblico sempre più giovani. Dando al grande disegnatore Haddon Sundblom il compito di ristilizzare l’immagine di questo prodotto simbolo della società dei consumi. E facendo diventare quella che in origine era una piccola fabbrica di bevande gassate della Georgia l’icona dell’american way of life.

Ma il piacere innocente dei soft drink ha un lato oscuro, sul quale si appuntano gli strali di ambientalisti e salutisti che li accusano di rovinare l’ambiente e la salute.

Capi di imputazione? Favoriscono il diabete, l’obesità e impoveriscono le riserve idriche del pianeta, perché per produrre un litro di bevanda se ne consumano mediamente cinquecento di acqua. A dirlo è la pasionaria della New York University Marion Nestle, medico e nutrizionista, autrice del libro Soda politics. che sta diventando il manifesto degli attivisti sugar free.

Non a caso l’industria si sta già riposizionando e riempie gli scaffali di drink buonisti. Trasparenti come l’acqua. Innocenti come l’aloe vera. Funzionali grazie agli antiossidanti. E mentre un tempo le ricette delle bibite erano custodite come segreti di stato, oggi è tutto sull’etichetta. Una glasnost da bere, insomma. Così se è vero il detto dimmi come mangi e ti dirò chi sei, oggi è più che mai vero che il modo in cui beviamo dice quel che siamo diventati. Salutisti, naturisti, ambientalisti. Meno frizzanti, più edificanti.

“L’industria si sta già riposizionando e riempie gli scaffali di drink buonisti, innocenti come l’aloe vera”. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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