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Simboli alimentari – il Caffè

29 Maggio 2016

Tra piramidi e simboli alimentari quel che conta sono le proporzioni. La guerra dei simboli alimentari è iniziata. Piramide contro semaforo. A lanciare la sfida è stata la Gran Bretagna che ha scelto la traffic light come arma per il dimagrimento di massa. Da un anno, infatti, sui cibi che si acquistano nei supermercati del Regno Unito c’è un segnalatore di pericolo. Rosso se si tratta di un alimento da evitare, giallo se va consumato con moderazione, verde se ci si può sfondare. L’idea sembrerebbe buona, se non fosse che le ragioni di queste valutazioni si basano solo sull’apporto di grassi, zuccheri e sale. Risultato: il formaggio fa sempre e comunque male, le bibite light fanno sempre e comunque bene. L’olio extravergine d’oliva ha ricevuto il semaforo rosso solo perché molto calorico e la rucola quello verde, solo perché riempie senza nutrire.

Difficile credere che sia il metodo giusto per contrastare l’obesità. L’agenzia europea per la sicurezza alimentare ha bocciato questo sistema, che va sotto il nome Modello dei Profili Nutrizionali, già nel 2008. Qualche settimana fa anche il parlamento Ue ha respinto il semaforo al mittente. Dicendo che gli alimenti non sono di per sé buoni o cattivi, a prescindere dalla quantità, dalla qualità e dalle proporzioni. Serve più educazione alimentare. Rimane insomma valido il simbolo della piramide alimentare. E il suo approccio proporzionalista. Secondo il quale si devono consumare frequentemente i cibi che sono alla sua base, come cereali, frutta, verdura e acqua. Due tre volte a settimana quelli che stanno al centro, vale a dire legumi, pesce, uova, formaggio, carne, vino. E una volta a settimana è concesso un tuffo nel dolcissimo mondo che sta sulla punta del triangolo, quello delle torte e dei gelati. Questo logo, che sembra mutuato dai Faraoni, e invece viene dalla geometria, è stato inventato agli inizi degli anni Novanta dal Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti e perfezionato nel 1993 da un pool di esperti appartenenti a organizzazioni come Old Ways Preservation&Exchange e istituzioni come la Fao e la scuola di salute pubblica dell’Università di Harvard. Tutti concordi, studi scientifici internazionali alla mano, che la ricetta per la salute sia l’alimentazione tradizionale del mediterraneo.

Che sostanzialmente non ha né totem né tabù, ma è onnivora e al tempo stesso moderata. Si può mangiare tutto nelle giuste quantità. E preferibilmente di altissima qualità. Perché la piramide alimentare mediterranea non è la tomba del piacere. [PDF Download]

 

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