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Bistecca – il Caffè

9 Ottobre 2016

La bistecca è più responsabile se il consumo è consapevole. La società della comunicazione si diletta a lanciare ogni giorno allarmi sul cibo. Inventa nuovi totem e diffonde nuovi tabù. Che, proprio come le mode, scoppiano all’improvviso e poi passano. Ma c’è anche chi i messaggi li soppesa, li verifica e poi li propaga urbi et orbi. È il caso di Slow Food, l’associazione fondata trent’anni fa da Carlo Petrini, che dalla manifestazione Salone del gusto – Terra Madre, che si è svolta a Torino con un record di presenze – ha lanciato una campagna a favore del consumo responsabile della carne.

Non è una fatwa integralista contro bistecche e salsicce, brasati e porchette, ma un ragionamento logico che non fa una grinza. Negli ultimi settanta anni il consumo mondiale di carne è aumentato di sei volte, da 45 milioni di tonnellate l’anno del 1950, agli attuali 300. E per il futuro le proiezioni sono da apocalisse animale. Si prevede, infatti, che nel 2050 il fabbisogno raddoppi. Con conseguenze destabilizzanti sul piano ambientale.

Innanzitutto, perché ci sarà bisogno di raddoppiare la produzione di mangimi, impoverendo la fertilità dei suoli. E poi perché l’allevamento intensivo inquina l’ambiente. Senza dire dei maltrattamenti inflitti agli animali, che finiscono per soffrire e ammalarsi. Così i costi scendono, ma la qualità della fettina che mettiamo nel piatto precipita. E la nostra salute ne risente. Non ci resta che piangere sulla carne passata? Niente affatto. L’appello lanciato da Serena Milano, segretario generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, non invita all’astinenza ma, semplicemente, a ridurre la quantità in favore della qualità. Un programma racchiuso in due parole: Slow Meat. Come dire, un manifesto della bistecca sostenibile, cioè buona, pulita e giusta. Insomma, quel che propone Slow Food è uno stile di vita nuovo, che non rinuncia ai piaceri della carne ma, al contrario, li cerca in ogni singolo boccone. Con la consapevolezza che la ratio della catena alimentare è inesorabile. E se è vero che l’uomo è ciò che mangia, lo stesso vale anche per l’animale che viene mangiato.

Per questo il controllo del nutrimento destinato alle mangiatoie è decisivo. Sul piano del gusto e su quello della sanità. E visto che una bestia nutrita bene e senza stress costa necessariamente di più, per far quadrare i conti basta ridurre le porzioni. Senza mai dimenticare che il primo comandamento della tavola intelligente è “il risparmio non è mai guadagno”. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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