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Marchio kasher – il Caffè

30 Ottobre 2016

article22_1_largeIl boom del marchio kasher, il cibo sostenibile e corretto. Se fino ad ora della grande cultura culinaria ebraica avete sgranocchiato solo il pane azzimo, allora preparatevi. The times they are a-changin! Come direbbe Bob Dylan, ebreo di nascita, visto che il suo vero nome è Robert Allen Zimmerman. Apolide per scelta estetica, etica e poetica. Tanto che quando un paio di settimane fa ha vinto il premio Nobel per la letteratura, in pochi sapevano dove andare a cercarlo. Errante, nomade, ramingo, rincorre a perdifiato le tappe del suo Never Ending Tour.

I tempi stanno davvero per cambiare, anche a tavola. Infatti è scoppiato il boom dei cibi a certificazione kasher. Vale a dire adatti all’alimentazione di un ebreo praticante in quanto puri. Preparati seguendo le regole minuziose della Bibbia. Del resto la parola kasher, o koscher, significa proprio corretto. Come Dio comanda.

Uno studio recentissimo del governo canadese rivela che un numero sempre maggiore di cittadini nordamericani consuma alimenti a marchio kasher. Si calcola che oggi negli Usa oltre un terzo delle merci vendute nei supermercati sia kasher e oltre un milione di alimenti con questa etichetta circoli nel continente. E adesso la tendenza arriva anche in Europa.

A far riflettere è il fatto che solo una minima parte dei consumatori sceglie questi prodotti per ragioni di appartenenza religiosa. Il 62% lo fa perché li ritiene di qualità superiore, il 34% per ragioni di sostenibilità ambientale e il 51% sostiene anche che facciano bene alla salute. E tra i consumatori di questi cibi a “denominazione di origine consacrata” sono sempre di più i vegetariani e coloro che soffrono di allergie e intolleranze alimentari. Per esempio il popolo no gluten, che trova una soluzione ai suoi problemi negli alimenti confezionati per la Pesach, la pasqua ebraica, in cui cereali e lieviti sono oggetto di restrizioni particolarmente rigorose. Alla base di tutto, insomma, c’è una domanda di sicurezza alimentare. Che carica la religione di funzioni improprie. Come la tracciabilità dei nostri cibi.

Evidentemente molti considerano l’autorità religiosa più affidabile delle autority alimentari. Così finiamo per trasformare i rabbini in certificatori di qualità. Facendo cortocircuitare fede e alimentazione, salvezza e salute. A riprova del fatto che il cibo è diventato ormai la nuova religione. E la tavola l’altare, dove si celebra il culto del nostro corpo. Rinunce e fioretti compresi. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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