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Selvaggina – il Caffè

6 Novembre 2016

article40_1_largeAnche nei piatti di selvaggina la qualità svizzera si distingue. I golosi meritano l’inferno. Ne era convinto Dante, che nella Divina Commedia li mostra accovacciati a terra come animali.

Rotolano nel fango e puzzano come cani randagi, poiché in vita si sono comportati come animali, ubbidienti solo agli istinti più bassi. Una punizione a misura di contrappasso, che rovescia il vizio di una vita in una pena eterna. D’altra parte tenere a bada le pulsioni è la prima arte del buon cristiano e anche dell’uomo civile. Non a caso l’etica protestante ne ha fatto un suo cavallo di battaglia. Moderazione, parsimonia, sobrietà, misura sono le password di un mondo che voleva distinguersi dagli eccessi di papi lussuriosi, cardinali goduriosi, convivi peccaminosi. Lo si capisce ancora meglio visitando la mostra del Kunstmuseum di Basilea “Archeologia della salvezza” (fino all’8 gennaio), che celebra i cinquecento anni della traduzione di Erasmo da Rotterdam del Nuovo Testamento. Stampata dall’editore basilese Johannes Froben, ora esposta nella cattedrale.

Di fatto la traduzione erasmiana dei Vangeli è una nuova interpretazione delle scritture, che di lì a poco avrebbe fornito ai riformatori argomenti stringenti per accusare il mondo cattolico di avere tradito l’originario messaggio di Cristo.

Da allora la città riformata ha imboccato la diritta via, anche in senso enogastronomico, abolendo gli stravizi. Ma quando le si presenta l’occasione, non si tira indietro. Così, in questo periodo, i ristoranti puntano su selvaggina e funghi nostrani. La giovanissima brigata del ristorante Atelier Der Teufelhof, ha in carta una serie di piatti marchiati con il bollino Local Hero, che indicano prodotti svizzeri di altissima qualità. Come il cervo con i funghi di bosco e gli spätzli fatti in casa. Standing ovation.

Tra il museo e il teatro comunale, nell’elegante ristorante Kunsthalle, è gettonatissima la scaloppina di capriolo, con uva, castagne e salsa bruna. Con l’ausilio di un bicchiere di pinot nero Muttenz Aoc si ha l’impressione di sentire risuonare i corni del franco cacciatore. O i fiati di “Betty o la capanna svizzera” di Donizetti.

Intanto nella fontana di fronte le sculture meccaniche di Jean Tinguely setacciano, spruzzano, filtrano, rilanciano l’acqua con un moto perpetuo. Metafore della vita che, come insegna da secoli la ruota della fortuna della cattedrale, ogni tanto ti porta in alto e qualche volta ti rovescia in basso. Che tu sia magro o che tu sia grasso. [PDF Download]

 

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Elisabetta Moro
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