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Spezie – il Caffè

9 Gennaio 2017

Dopo una breve pausa per le festività natalizie, riprende la mia rubrica Cibo per il settimanale il Caffè. Buona lettura!

Il rinascimento delle spezie rende l’esistenza più dolce. Caro come il pepe. Era un modo di dire tipicamente veneziano, che faceva di questa spezia un termine di paragone universale. Perché le cose concrete aiutano a far capire le quotazioni astratte. Non a caso le spezie entrano in Europa proprio dal bacino di San Marco fin dal Medioevo, per rifornire l’intero continente di cardamomo, zenzero, curcuma, chiodi di garofano, cannella, vaniglia, aloe, noce moscata. E delle amatissime uve passe. Sulle quali i mercanti facevano speculazioni da capogiro, riuscendo a guadagnare anche il mille per cento sul prezzo di acquisto. Cosa che faceva andare su tutte le furie la regina d’Inghilterra Elisabetta I che scrive di suo pugno una lettera alla Serenissima lamentandosi dei sovrapprezzi applicati alle mercanzie. L’originale è emerso dai settanta chilometri di scaffali zeppi di documenti dell’Archivio di Stato di Venezia che, assieme alla favolosa Biblioteca Marciana e alla lodevole Accademia Italiana della Cucina, hanno allestito una preziosissima mostra dal titolo Non solo spezie. Alimentazione tra Venezia e Inghilterra nei secoli XIV e XVIII, al civico 13A di piazza San Marco.

L’aristocrazia amava distinguersi dal popolo aromatizzando i suoi piatti con profumi orientali, tanto che nel De honesta voluptate di Bartolomeo Platina, il primo cookbook della storia, pubblicato nel 1474, l’80% delle ricette contiene spezie. All’epoca non c’era voluttà senza profumi. E in molti ci marciavano. Tanto che al mercato di Rialto i Messeri del pepe salivano ogni mattina sulla colonna del bando per annunciare gli arrivi e le quotazioni. Immediatamente i corrieri partivano alla volta di Parigi, Lubecca, Londra e delle città della Lega Anseatica per comunicare i prezzi. E si capisce bene perché William Shakespeare nel Mercante di Venezia (Atto III, Scena I) faccia dire a Solanio, rivolto a Solerio: “Allora, che notizie da Rialto?”. E proprio lì si trova la drogheria Mascari, che ancora oggi fa perdere la testa ai suoi clienti, che immancabilmente ne escono con leccornie da Mille e una notte.

Oggi le spezie stanno vivendo un nuovo rinascimento grazie al consumo crescente di dolci, gelati e infusi aromatizzati che i cittadini globali consumano quotidianamente, per compensare giornate frenetiche e addolcire incontri stressanti. Lo chiamano confort food. Ma forse è semplicemente l’onda lunga di un’arte del vivere raffinatissimo che attribuiva ai particolari una grande importanza. Perché la cultura della tavola non è stata costruita a spanne, ma con il bilancino dello speziere. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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