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Sant’Antonio Abate e il maialino – il Caffè

17 Gennaio 2017

Le tentazioni della carne …di maiale naturalmente. Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Lo diceva Oscar Wilde, il più dandy dei peccatori. Che con questa battuta snob ha demolito secoli di pedagogia delle virtù, mostrando che la via del piacere corre parallela a quella del dovere. A noi la scelta. O imboccare la strada della rinuncia, della moderazione, della convenzione sociale. O rompere gli schemi e diventare arbitri della nostra condizione umana.

Così l’autore di Salomè si è contrapposto con la semplice arma del paradosso a una cordata secolare di rinuncianti, idealmente capeggiata da Sant’Antonio Abate. L’eremita che trascorse la sua esistenza pregando nel deserto e combattendo contro le tentazioni che il diavolo puntualmente gli metteva davanti per farlo capitolare. Donne sexy, monete luccicanti, vini inebrianti, cibi stuzzicanti. Primo fra tutti il maiale. Il simbolo per eccellenza della trasgressione. Alimentare e sessuale. Ma lui niente.

Non si può immaginare la popolarità di questo santo senza vedere la pala d’altare di Issenheim dipinta da Matthias Grünewald all’inizio del Cinquecento, oggi custodita nel museo Unterlinden di Colmar, in Alsazia. Dove in una radura oscura, vagamente esotica perché rappresenta un Egitto immaginario, Antonio con la lunga barba grigia, il bastone a forma di Tau, dialoga con un altro eremita, probabilmente il tentatore di turno. Mentre alle sue spalle uno stuolo di mostri demoniaci dai colori psichedelici strattona la sua anima. E terrorizza i devoti.

Ma se per la Chiesa ufficiale Antonio è l’eroe della rinuncia, per il popolo contadino è soprattutto il protettore degli animali. E paradossalmente ha scelto come inseparabile compagno proprio un maialino. Non a caso tradizionalmente il 17 gennaio si festeggia il santo e si ammazza il maiale. Per iniziare degnamente il lungo ciclo del Carnevale che quest’anno culminerà il 28 febbraio con il martedì grasso. Grasso di maiale, of course.

Gli Svizzeri consumano questa carne rosa, dolce e saporita, suadente e avvolgente, più di qualsiasi altra. Dimostrando di avere, almeno su un piano statistico, un rapporto sereno con le tentazioni alimentari. Perché se mangiando erbe amare, pane nero e sorseggiando acqua piovana ci si guadagna l’aureola e un posto in Paradiso, è anche vero che tra stenti e patimenti si trascorre una vita d’Inferno. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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