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Trionfano le pietanze prêt-à-manger da divorare – il Caffè

29 Gennaio 2017

Se la cucina quotidiana è sempre più spartana, il fine settimana diventa un happening culinario. Il cittadino globale non ha né tempo né voglia di mettersi ai fornelli nei giorni feriali. Così si arrangia come può. Piatti pronti, insalate già lavate, cibi precotti. Si arrabatta tra quello che offrono i bar, le pizzerie, le mense aziendali, le tavole calde e i supermercati. Divorando a tempo di record panini, insalatone, cotolette e zuppe frozen. Perché il tempo è denaro. Anche durante la pausa pranzo, che è diventata sempre più breve, interstiziale, occasionale. Funestata da mail, messaggini e post sui social. E quando si cena le cose non vanno meglio, perché il ritmo impresso dalla storia alle nostre vite fa percepire tutto come una perdita di tempo. Fare la spesa, lavare le verdure, mettere una pentola a sobbollire per ore sembrano ormai attività anacronistiche. Roba da vecchie massaie. Pratiche culinarie adatte all’epoca in cui Berta filava!

Meglio un vassoietto di sushi preso al volo in pescheria, una porzione di lasagna della gastronomia, un po’ di polpettine vegan da sbocconcellare sdraiati sul divano con un centrifugato di verdura, che completa i bisogni nutrizionali. È il trionfo del cibo prêt-à-manger che, come è stato per l’abbigliamento casual, ha il vantaggio indiscutibile di essere molto più pratico dei nostri vecchi costumi. Così la buona cucina è sempre più un simulacro televisivo e sempre meno vita vissuta. Sublimata più che mangiata. Sognata più che praticata. Raccontata e non realizzata. Fatta eccezione per il week end e le feste comandate. Quando la performance culinaria diventa sfida, esibizione, ostentazione. Una personalissima prova del cuoco con amici, parenti e discendenti ad assistere alla riscossa dell’arte culinaria. Alle prodezze di chi, pur amando la buona tavola, per necessità o per pigrizia, riesce a concedersela solo di tanto in tanto. Così la trasforma in un evento straordinario. Un’eccezione gastronomica. Che finisce per confermare la regola. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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