Elisabetta Moro

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Dieta mediterranea e pedagogisti – il Mattino

25 marzo 2017

Bloomberg spara l’Italia in cima alla hit parade della salute. E tutto per merito della dieta mediterranea. Che rende sani e longevi anche senza essere ricchi. Infatti nella recentissima classifica stilata della grande agenzia di comunicazione americana, il Belpaese straccia nazioni con Pil stratosferici come StatiUniti, Germania, Australia e Olanda. Ma anche potenze gastronomiche come Francia, Giappone e Cina. Insomma, se siamo sani come pesci, nonostante la crisi, la disoccupazione, lo stallo economico e il debito pubblico, il merito è tutto del nostro stile di vita. Fatto di buon cibo, ritmi umani, convivialità, con in più quel pizzico di epicureismo che fa bene al fisico e al morale. Tenendo in equilibrio essere e benessere.

Non a caso la dieta mediterranea è stata scoperta proprio a Napoli, dove evidentemente nel corso dei secoli ha trovato il suo habitat ideale. La pensavano così Ancel e Margaret Keys, gli scienziati americaniche negli anni Cinquanta studiarono l’alimentazione degli operai dell’Italsider di Bagnoli e si accorsero che gli squattrinati proletari partenopei erano di gran lunga più sani dei facoltosi manager americani. Come dire che broccoli, spaghetti e alici sono molto meglio di bistecche, patate fritte e cheesecake.

Un paradosso che in quegli anni in pochi erano disposti ad accettare, ma che adesso è diventato un mantra nutrizionale continuamente ripetuto dalle grandi agenzie internazionali. Dall’Unesco, che nel 2010 ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità. Alla Fao, che l’ha definita il regime alimentare del futuro, in grado di nutrire il pianeta senza stressarlo.

Ma proprio adesso che il mondo ci considera un modello da imitare, noi ci mettiamo a inseguire mode alimentari tipiche di Paesi che nella classifica di Bloomberg stanno molto peggio di noi. Non a caso la Campania, terra elettiva della dieta mediterranea, ha il triste record europeo dell’obesità infantile. Rischiando di non essere più all’altezza della propria reputazione. Ecco perché è fondamentale reimparare non solo a mangiare, ma a vivere mediterraneo. Cominciando dalla ristorazione e soprattutto dalla scuola, che resta insieme alla famiglia, la grande agenzia formativa. Perché le buone abitudini si imparano da bambini o non si imparano più. E la cultura del cibo, l’esperienza del gusto, la conoscenza delle tradizioni, la sensibilità ambientale, la lotta agli sprechi, possono diventare il pilastro di una nuova sensibilità civile.

Per raccogliere questa sfida l’Università Suor Orsola Benincasa, dall’alto della sua antica vocazione pedagogica, ha varato un grande progetto di educazione permanente rivolto soprattutto agli insegnanti delle scuole e agli operatori del settore food. Si tratta della prima scuola di specializzazione europea per «Esperti in educazione alimentare e pedagogia della dieta mediterranea», diretta da Marino Niola. Il corso per laureati e diplomati esplora tutti i versanti del rapporto tra uomo e cibo, dall’antropologia alla psicologia, dalle metodologie didattiche alla scienza della nutrizione, dalla cura dei disturbi alimentari allo storytelling gastronomico.

Se è vero che i riconoscimenti internazionali alla Bloomberg aprono al Mezzogiorno autostrade di economia pulita, è altrettanto vero che è necessario costruire nuove figure professionali in grado di trasformare gli assist in goal. Così la dieta mediterranea, proprio in quanto eredità culturale di un grande passato, può indicare al Sud la via del ritorno al futuro.

Scopri il bando: https://goo.gl/qbkXiH
Scadenza 7 aprile 2017

Elisabetta Moro
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