Menu & Search

Meghan, uno spot «regale» contro le razze (e la stupidità) – il Mattino

2 dicembre 2017

«Che cosa sei», si sente chiedere continuamente Meghan Markle, la fidanzata del principe Harry ieri a Nottingham alla sua prima uscita ufficiale post-annuncio. E lei, bellissima, con gli occhi che sprizzano intelligenza, risponde fiera: «Sono birazziale». Una definizione potente e inquietante, alla quale in Italia non siamo abituati. Ma che negli Usa, dove la giovane donna è nata nel 1981, viene utilizzata da chi come lei è figlia di una coppia mista, padre bianco e madre nera . Ma viene da chiedersi perché Meghan, per spiegare i sui tratti somatici, che sono un fantastico dono della natura, scelga di ricorrere al concetto di razza. Un termine che dopo l’Olocausto, lo schiavismo e l’apartheid, dovremmo tutti bandire dal nostro lessico e dalla nostra mente? Il fatto è che la promessa sposa del nipote di Elisabetta usa questo concetto in un modo nuovo e provocatorio. Per rivendicare la sua particolare origine, composta di due metà diverse, ma al tempo stesso eguali Questa ideale è venuta quando alle scuole medie si trovò davanti ad un questionario dove le si chiedeva di indicare a quale etnia appartenesse. Le scelte erano Bianco, Nero, Ispanico, Asiatico. Era obbligatorio barrare una sola casella. Ma in nessuna Meghan si riconosceva pienamente. Optando per quella che indicava Bianco aveva l’impressione di tradire la madre. Barrando la parola Nero temeva di tradire il padre. L’insegnante le suggerì di spuntare l’etnia caucasica, che negli Usa è sinonimo di White. Ma la penna cadde sul foglio senza lasciare nessun segno. Da quel giorno, come ha scritto nel 2015 su «Elle», la sua identità è diventata un punto di domanda.

Tornata a casa con un forte senso di frustrazione, chiese consiglio al padre. E lui la spronò a inventarsi una nuova casella. A cercare la «sua» verità. Da allora è stato tutto uno slalom tra stereotipi e pregiudizi, tra insulti e discriminazioni.

Quando fece i suoi primi provini cinematografici tutti le facevano molti complimenti, ma non c’era mai un ruolo per lei, perché non rientrava in nessuna delle etichette di Hollywood. La bella, l’insolente, la latina, la ventenne, l’afroamericana, la cittadina, la bellona, la biondina, la ragazza della porta accanto. Anche lì le caselle erano ottusamente ristrette. E la sua «ambiguità etnica», diventava un rebus per registi e produttori. Mentre lei si sentiva un «camaleonte etnico». Vestita di rosso sembrava una spagnola, di giallo un afroamericana. Finché gli esperti di casting non le hanno cucito addosso il ruolo di Rachel Zane. La nuova ragazza dei sogni. Non più bionda e con gli occhi azzurri, ma una come lei. Proprio lei. E la sua vita grazie al successo della serie Suits è cambiata. Molto più di quanto lei stessa immaginasse. È diventata una scrittrice, ha fondato il blog di tendenza The Tig, ha abbracciato pubblicamente la causa femminista. E, dulcis in fundo, ha trovato l’amore a Buckingham Palace. Ma, con il recentissimo annuncio delle sue nozze reali, la questione razziale le è ripiombata addosso come un fantasma, con tutto il suo carico di violenza, facendone il bersaglio ideale dei razzisti di tutto il pianeta.

Il fatto è che il concetto di tazza, inventato nell’Ottocento per classificare l’umanità in sottocategorie, migliori e peggiori, non si regge su nessuna base genetica ne biologica. Il che significa che il Dna di Barack Obama e quello di Francesco Tota sono diversi tra loro quanto quello di Totti e Insigne. Ma nonostante questo dato scientifico sia ormai acclarato, il razzismo non accenna a diminuire. Anche perché si confondono l’aspetto esteriore, tecnicamente il fenotipo, con la cultura della persona, il colore della pelle con le inclinazioni. Ricadendo di fatto nell’errore commesso da Joseph Arthur Gobineau che, con il suo «Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane», pubblicato nel 1853, ha sdoganato qualsiasi tipo di razzismo. E ha fornito un alibi per giustificare i vecchi e i nuovi atti di sfruttamento, sopraffazione, sottomissione. Ma adesso, laddove scienza e coscienza hanno fallito, potrebbe riuscire la popolarità di Meghan. Con la sua faccia da nera a metà.

Article Tags
Elisabetta Moro
Related article
È il cibo glocal per eccellenza e il suo successo è planetario – il Caffè

È il cibo glocal per eccellenza e il suo successo è planetario – il Caffè

La pizza è il cibo glocal più amato al mondo.…

Se la pizza diventa la nostra arte – La Stampa

Se la pizza diventa la nostra arte – La Stampa

L’arte dei pizzaiuoli napoletani è patrimonio dell’umanità. L’Unesco lo ha…

Quel potere di seduzione planetario che la trasforma in un cibo interclassista – il Mattino

Quel potere di seduzione planetario che la trasforma in un cibo interclassista – il Mattino

La candidatura Unesco dell’arte dei pizzaioli napoletani potrebbe tagliare il…

Type your search keyword, and press enter to search