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Un “auto da fé” che non porta nulla di buono alla cristianità – il Caffè

14 maggio 2018

Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale”. Lo sostiene il portavoce di Helvetia Christiana, citando testualmente il catechismo della Chiesa Cattolica. Peccato che questa affermazione, da qualsiasi pulpito provenga, non possa essere condivisibile. Perché l’omosessualità non è un disordine. E non è innaturale. Semmai è vero il contrario. Visto che ciascuno di noi nasce con un corpo e indipendentemente da quello che gli viene insegnato e talvolta inculcato, scopre solo in seguito la sua inclinazione profonda. Eterosessuale, omosessuale o bisessuale. Ne sanno qualcosa tutti quei gay, moltissimi dei quali cattolici, che pur cercando di obbedire alle convenzioni sociali e al loro credo religioso, non possono far altro che essere se stessi. Nonostante le discriminazioni che subiscono. Nonostante il disprezzo che gli omofobi ostentano nei loro confronti.

Ecco perché l’idea di una manifestazione di preghiera pubblica per esorcizzare il passaggio del Gay Pride in città suona come un anatema. E non come l’espressione di una libera opinione. Non si tratta, infatti, di esercitare un sacrosanto diritto di parola. Ma, piuttosto, di recitare una preghiera contro qualcuno. Il che, evidentemente, non ha niente né di veramente democratico né di autenticamente cristiano. Come ha dichiarato lo stesso vescovo di Lugano, Valerio Lazzeri, non si prega contro qualcuno.

“Chi sono io per giudicare gli omosessuali”, ha detto qualche tempo fa Papa Francesco aprendo il Sinodo sulla famiglia. Con un esercizio di umiltà evangelica che getta acqua sul fuoco del pregiudizio. Fosse anche il fuoco di quella purificazione invocata da Helvetia Christiana, quando scrive che “Promuoverli costituisce una grave offesa nei confronti del Creatore, ed esige per questa ragione, un atto pubblico di protesta e di riparazione”. In realtà questi atti pubblici di protesta e di riparazione un tempo si chiamavano “auto da fé” e come la storia insegna, non hanno portato nulla di buono, né hanno giovato alla causa della fede.

Con buona pace dei benpensanti, se l’omosessualità fosse davvero innaturale, non dovrebbe esistere tra gli animali. E invece gli scienziati l’hanno già riscontrata in millecinquecento specie. Tanto che l’Università di Oslo qualche anno fa ha organizzato una bellissima mostra nel suo Museo di Storia Naturale, dedicata al tema “Contro natura?”. Secondo il professor Peter Bockman, curatore dell’esposizione, l’idea che l’omosessualità sia un’anomalia o un errore è scientificamente falsa. Non solo perché i comportamenti omo sono molto diffusi in tutto il regno animale. Ma anche perché la sessualità, tra gli scimpanzé come tra gli umani, non è mai solo riproduttiva, ma serve anche a creare protezione, alleanze, piacere, tenerezza, gioco. Insomma legami. Che sono indispensabili per la coesione sociale.

Purtroppo, come diceva Claude-Victor Boiste nel Settecento, “I bigotti hanno la fede e la speranza, ma manca loro la carità”. E non solo. Perché oggi gli manca anche la preparazione scientifica. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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