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Per la Befana Torna la calza, specchio di un Paese etico (e dietetico) – Liberi Tutti del Corriere

4 Gennaio 2019

La calza è il più simbolico degli indumenti. E a portala sono state sempre le donne magiche. Ninfe, dee e befane. Prima fra tutte Egeria, consigliera soprannaturale di Numa Pompilio, il secondo re di Roma. Che proprio ai primi di gennaio appendeva una calza nella sua grotta incantata, nei pressi delle terme di Caracalla. E l’indomani la ritrovava piena di regali, profezie e ammonimenti. Lo stesso faceva la potente e generosa dea Strenia, da cui deriva il nostro termine strenna. A lei venivano attribuiti i doni che all’inizio dell’anno si davano ai bambini. Biscotti dolci a forma di bamboline e animaletti, assieme a una gran quantità di frutta secca. Un’eredità raccolta a piene mani dalla nostra nonnina volante. Che nelle calze infila premi e castighi. Cose buone da mangiare e cose assolutamente immangiabili, come aglio e cipolle, cenere e carbone. Quel carbone, una volta tanto temuto, ma che adesso il buonismo imperante ha trasformato in cristalli di zucchero nero. Una punizione simulata per una società che non contempla più la bocciatura. In ogni caso quella della befana resta pur sempre una pagella, uno scrutinio di fine anno. Una valutazione del passato, una previsione del futuro, e soprattutto un algoritmo di usi e consumi. In questo senso le calze di oggi riflettono le nostre passioni ed ossessioni. Spopolano quelle delle squadre di calcio e dei grandi marchi dell’industria dolciaria. Incalzate però da quelle bio e a km zero. Sugar free o total chocolate. Vegane. Ecosostenibili ed equosolidali. E visto che la calza trasforma tutto in simboli, allora le ultime tendenze rivelano umori e valori, attese e timori, sogni e bisogni di un Paese sempre più sobrio e consapevole, etico e dietetico. E soprattutto attento a quel che acquista e mangia. Senza però trasformare ogni piacere in un dovere.

Elisabetta Moro
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