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Pina e Livia, paladine intelligenti del gusto – il Mattino

26 Gennaio 2019

Se si potesse andare a scuola d’intelligenza, bisognerebbe prendere posto nella loro classe. Ascoltarle avidamente e mandare a memoria tutto quel che dicono. Perché Pina Mengano Amarelli e Livia Adario Iaccarino sono due maestre del gusto e due imprenditrici geniali. Che hanno fatto grande l’artigianato gastronomico del Mezzogiorno. La prima ha decretato il successo internazionale della liquirizia calabrese con il marchio Amarelli di Rossano Calabro. La seconda ha fatto conoscere al mondo la dieta mediterranea partendo dalle tavole del Ristorante “Don Alfonso 1890” di Sant’Agata sui due Golfi. Entrambe riceveranno il Premio Internazionale Elisa Frauenfelder giovedì 31 gennaio alle 17 nella sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un riconoscimento prestigioso intitolato a una delle più importanti pedagogiste del Novecento, a lungo direttrice del Dipartimento di Scienze relazionali della Federico II e professore Straordinario di Pedagogia generale e sociale nell’Ateneo orsolino fino alla sua scomparsa, avvenuta giusto un anno fa. E proprio per celebrare questa studiosa al tempo stesso carnale e cerebrale, creativa e propulsiva, pupilla del guru della psicologia dell’età evolutiva Jean Piaget, i suoi allievi oggi in cattedra, Enrico Corbi, Margherita Musello e Fabrizio Sirignano hanno ideato questo riconoscimento. Con la partecipazione di molte università straniere, tra le quali Temple University di Philadelphia (USA) e Università di Ginevra (Svizzera). Nonché con la collaborazione, tra gli altri, della Società Italiana di Pedagogia (SIPED).

La quarta sessione del premio, intitolata “Donne nelle Istituzioni, nella cultura e nell’arte” è stata meritoriamente monopolizzata dalle due paladine del food, che in comune hanno molte cose. La luce negli occhi delle sognatrici, la cultura del buon cibo, il valore dell’educazione e la lungimiranza di chi l’economia non la subisce ma la fa. Le accomuna, fra l’altro, anche una grazia mirabile, quella che nasce da una particolare tipologia di intelligenza. Quella che i Greci chiamavano metis. Che con un termine di oggi definiremmo multitasking. E che nel Mezzogiorno si spreca. Si tratta di quella particolare capacità di leggere la realtà, riadattando la propria strategia man mano che la situazione evolve. Il più celebre esempio di questo talento particolare è il mitico Ulisse, l’eroe fondatore dell’Occidente. Ma prima e meglio di lui, questa dote è incarnata da Atena, che della dea Metis è addirittura la figlia carnale. Già nel mondo antico, insomma, questo tipo di personalità appartiene a una categoria a parte. Quella delle fuoriclasse. Come Pina e Livia.

In rigoroso ordine alfabetico rileggiamo i loro curricula. Pina Amarelli ha in tasca una laurea in giurisprudenza e avrebbe voluto fare il magistrato. Ma col matrimonio, il barone Franco Amarelli le ha portato in dote la fabbrica di liquirizia di famiglia, fondata nel 1731. Un gioiello di tecnologia alimentare, immerso nella campagna cosentina. Le radici vengono lavorate solo meccanicamente, senza trucchi e senza inganni. Il risultato è il prodotto d’eccellenza che molti conoscono. Il problema però nasce alla fine degli anni Settanta, quando il mercato mostra segni di recessione. Ed è allora che l’intuizione di questa regina della confetteria salva il business. Inventando nuovi prodotti alimentari. Con il distillatore Girolamo Strozzi fa una grappa aromatizzata con i suoi estratti color pece. Con l’officina farmaceutica fiorentina di Santa Maria Novella inventa una nuova acqua di colonia. Tra gli alambicchi della distilleria Alberti di Benevento nasce il liquore Strega in versione black. Twinings mette a punto una tisana e Marvis un dentifricio. Contemporaneamente lei si occupa di educazione, allestendo in alcuni locali della fabbrica lo splendido Museo della liquirizia Giorgio Amarelli, frequentatissimo da scolaresche e appassionati, che ogni anno si contende con quello della Ferrari a Maranello la palma di museo industriale più visitato d’Italia. Nel frattempo il Presidente della Repubblica l’ha nominata Cavaliere del lavoro e il suo personalissimo modello di marketing viene studiato dall’Aspen Institute di Washington D.C., che si dedica a migliorare le classi dirigenti del pianeta.

Livia Iaccarino doveva fare la maestra. Invece ha appeso il diploma al chiodo e ha trasformato la trattoria della famiglia del marito, il celeberrimo Alfonso Iaccarino, nell’acropoli della dieta mediterranea. Oggi il ristorante pluristellato, per due anni consecutivi giudicato il migliore al mondo da Tripadvisor, anche grazie al lavoro dei figli Ernesto e Mario, ha sedi a Macao, Marrakech, Dubai. Lei si divide fra business, conferenze nelle scuole, master of food, attività del comitato scientifico del MedEatResearch e del collegio di dottorato dedicato all’antropologia del cibo del Suor Orsola. Ogni anno passano dalle cucine Iaccarino decine di giovani promesse della gastronomia internazionale alle quali viene insegnato un mestiere difficilissimo. Quello di cucinare con la metis. E Livia dirige col sorriso questa scuola di vita. Bacio accademico per due.

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Elisabetta Moro
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