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La Sirenetta nera e una favola senza lieto fine – il Mattino

6 Luglio 2019

La prossima sirenetta sarà nera. Lo ha annunciato Disney con un tweet. L’incantevole Halle Bailey, 19 anni, attrice e cantante interpreterà Ariel nel prossimo live-action dedicato alla fiaba più amata del Novecento. La notizia è diventata subito virale e gli immancabili commenti degli haters sono fioccati da ogni parte del mondo. L’idea che la sirenetta diventi black ha procurato travasi di bile che si sono sversati sul web. Con commenti razzisti irripetibili.

Anche i fans però si sono divisi, tra chi vede di buon occhio una interprete diversa dall’immaginetta del cartoon, occhioni azzurri, nasino minuscolo, zigomi rosati e capelli rossi. Così bella e irraggiungibile da diventare un motivo di frustrazione per le bambine che non le somigliano per niente. Cioè quasi tutte.

Ma una buona parte di commentatori si è lamentata del fatto che cambiare pelle alla sirena più famosa del mondo dopo trent’anni è un colpo basso. Perché disorienta gli aficionados. E se la major americana voleva lanciare una principessa colored avrebbe potuto inventare una fiaba nuova. Così i “Grazie per aver rovinato Ariel” in queste ore si moltiplicano.

Il regista Rob Marshall, che ha già diretto Il ritorno di Mary Poppins, ha dichiarato che dopo una ricerca estenuante è stata scelta Halle Bailey perché “è un raro mix di spirito, cuore, innocenza e sostanza, oltre ad avere una voce fantastica: tutte qualità necessarie per interpretare Ariel”. E che questa giovane cantante, che ha iniziato la carriera facendo le cover dei grandi successi pop su YouTube sia brava, non c’è dubbio alcuno. Tanto che la cantante Beyoncé l’ha presa sotto la sua ala protettiva, assieme alla sorella maggiore Chloe, con la quale dal 2013 la neosirenetta ha costituito il duo Chloe x Halle. Recentemente hanno anche preso parte alla serie tv di successo Grown-ihs. Insomma la vera favola nella favola è l’ascesa di Halle nell’Olimpo del cinema. E quel che le è accaduto fino ad ora non è niente rispetto a quel che accadrà ora che indosserà conchiglie e coda di pesce. Con buona pace di chi l’ha criticata perché non ha l’aspetto di una scandinava. Come se la fiaba si svolgesse in Danimarca e non in un luogo fantastico. Persino Hans Christian Andersen si sarà rivoltato nella tomba. Proprio lui, che aveva fatto tanto per raccontare storie universali e per di più non ai bambini ma agli adulti. Tanto che quando nel 1875 la città di Copenaghen gli dedica una statua nel Parco Reale, l’autore de Il brutto anatroccolodichiara alla stampa: «questa statua non mi ha reso felice, dimostra che lo scultore non mi conosce, non ha letto le mie opere, altrimenti non mi avrebbe raffigurato circondato da fanciulli ai miei piedi e sulle mie gambe; perché le mie fiabe sono più per gli adulti che per i bambini, che possono solo comprendere le cornici, gli ornamenti. La semplicità è solo una parte delle mie fiabe, il resto ha un sapore piccante». E proprio qui sta il punto. La sua Den lille Havfrue, come s’intitola La sirenetta in danese, non è un racconto per ragazzine sdolcinate. È una parabola terribile, senza lieto fine, perché la sirenetta sacrifica tutto di sé, voce casa famiglia sogni, per piacere ad un principe che non la sceglie, perché non è in grado di capire il valore della persona che ha davanti. Così finisce per sposare un’altra e condanna la sirenetta a diventare uno spirito dell’aria, costretta a vagare come un’anima in pena per trecento anni in attesa di guadagnarsi il dono dell’eternità.

In questi giorni nella tomba si starà rigirando anche lo scrittore, poeta e regista Howard Ashman che nel 1989 ha fatto l’adattamento della fiaba per il cartoon, decretandone il successo planetario. Ashmam ha anche scritto le canzoni per le musiche di Alan Menken e insieme hanno vinto Oscar, Golden globe e Grammy Awards per Under the see. Purtroppo l’Aids ha stroncato a meno di cinquant’anni l’esistenza di questo raffinatissimo conoscitore del mito, del teatro antico e dell’animo umano. Amava ripetere, da gay, che c’è un po’ di Ariel in tutti noi. Perché quando gli altri non ci accettano per quello che siamo ci sentiamo proprio come pesci fuor d’acqua. Di certo lui ad Halle il ruolo lo avrebbe dato ad occhi chiusi.

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Elisabetta Moro
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