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Il “premio” FAO. La nostra dieta mediterranea diventa stile di vita universale – il Mattino

18 Settembre 2019

Per la prima volta l’Italia porta la dieta mediterranea alla FAO e la propone come stile di vita universale ai 194 Paesi membri. L’organizzazione dell’ONU che si occupa di cibo e agricoltura, ha aperto le porte a un ciclo di incontri internazionali su questo regime alimentare che l’OMS indica come il più sano e sostenibile. L’unico in grado di nutrire il pianeta senza dilapidarne le risorse. L’iniziativa, che si inaugura oggi nella sede romana dell’Agenzia presso il prestigioso Centro Sheikh Zayed, è stata fortemente voluta dal segretario generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Elisabetta Belloni e dalla nuova ambasciatrice italiana presso la FAO Vincenza Lomonaco, che hanno fatto della promozione di questo stile di vita la loro mission. La consulenza scientifica è dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, che per prima in Italia ha scommesso sul potenziale culturale ed economico di questo bene Unesco e da una decina d’anni promuove la sua diffusione e conoscenza nel mondo.

L’incontro è dedicato agli aspetti culturali del food mediterraneo, come chiarisce bene il titolo della convention “Oltre duemila anni di dieta mediterranea. Un viaggio dagli antichi romani al riconoscimento Unesco”. Per l’occasione è stato scelto un parterre de roi, con studiosi del calibro della presidente della Fondazione Ellenica Antonia Trichopoulou, il Rettore del Suor Orsola Lucio d’Alessandro, il giurista Pier Luigi Petrillo, che è il primo italiano a far parte dell’organismo di sei esperti mondiali che assegnerà i blasoni Unesco nei prossimi quattro anni, l’antropologo Marino Niola direttore del MedEatResearch, il nutrizionista Lorenzo Maria Donini e molti altri. Alberto Angela è special guest. A presiedere il nuovo direttore generale della FAO il cinese Qu Dongyu. Seguiranno altri cinque appuntamenti, che punteggeranno il calendario da qui fino al 16 novembre 2020, decimo anniversario del riconoscimento Unesco. Il ciclo di incontri approfondirà il rapporto tra la dieta mediterranea e la salute pubblica, la sostenibilità ambientale, la lotta al cambiamento climatico, la parità di genere, la green economy, l’agricoltura di qualità. In perfetto accordo con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’iniziativa ha il merito di restituire al nostro Paese un ruolo leader e alla FAO di fare da cassa di risonanza per uno stile di vita che è stato scoperto proprio nella sua sede. Perché è esattamente lì che nel 1951 il più grande nutrizionista del Novecento Ancel Keys, invitato a presiedere il primo congresso mondiale sulla nutrizione umana, incontrò il professore della Federico II Gino Bergami, che all’epoca era il ministro della salute. In quell’occasione il grande scienziato americano, comparando i dati sulla mortalità in USA con quelli napoletani forniti dal collega, intuì che la dieta povera degli Italiani di allora, fatta di cereali, verdura, legumi, olio e pochissima carne rossa, era molto più sana di quella dei ricchi americani, alimentati a latte e bistecche. Non a caso quell’Italia in bianco e nero, che sembrava uscita da un film neorealista, era più longeva dell’America in technicolor che nuotava nell’abbondanza. Così quel che sembrava uno svantaggio oggi si è rivelato un plus. Keys e sua moglie, la biologa Margaret Haney, lo hanno capito prima di tutti e lo hanno scritto nel best seller Eat well and stay well (Mangiar bene per stare bene) pubblicato esattamente sessant’anni fa. Pagina dopo pagina snocciolavano i dati sorprendenti della loro ricerca scientifica, che certificava la schiacciante superiorità della cultura culinaria del Sud. In più, da abilissimi story teller, raccontavano di donne abituate da secoli a scambiarsi i segreti della lievitazione, delle menaiche dei pescatori di alici nel golfo di Salerno e del piacere della convivialità. Da allora è cominciata l’avventura esaltante di questo stile di vita bello e buono, gioioso e intelligente, che mette insieme salute e sfizio, essere e benessere. E che oggi spalanca autostrade di economia pulita al nostro Paese.

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Elisabetta Moro
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