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Intervista di Gino Dato per la Gazzetta del Mezzogiorno

30 Settembre 2019

In fondo, Ulisse è il primo dei nostri eroi a navigare fino allo stremo del mondo, e quindi a misurarlo, a dargli dei punti cardinali, geografici e simbolici … e il faccia a faccia tra l’eroe del progresso e le incantevoli seduttrici è un vis-à-vis enigmatico ed epocale…».
Con Elisabetta Moro, ordinario di Antropologia culturale all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, parliamo delle sirene, che presiedono ai momenti fondativi della nostra civiltà. Con il titolo Sirene. La seduzione dell’antichità a oggi (pp. 216, euro 15) esce per il Mulino un suo saggio che prova a rispondere ai numerosi interrogativi su questi esseri sempre oscillanti tra il reale e l’immaginario.
Perché le sirene popolano ancor oggi le nostre fantasie?
«Le sirene sono un long seller del mito grazie al loro corpo ibrido, che è in grado di indicare in una figura la doppiezza della natura umana.
Noi, donne e uomini, siamo divisi a metà tra natura e cultura. In questo senso le sirene ci fanno da specchio e rendono comprensibile in un lampo quello che altrimenti richiederebbe fiumi di parole. Inoltre le sirene promettono la conoscenza. Sia quella della ragione che quella del corpo. La mitologia lo dice a chiare lettere, l’incontro con le sirene è un tu per tu con l’altra parte di sé».

A quali processi si deve la genesi delle loro fattezze e la metamorfosi da esseri alati a esseri con la coda di pesce?
«Le sirene sono creature seduttive fin dall’antichità. La loro arma però non è la bellezza fisica, come credono in molti, ma la voce. Seducono con il canto e con la parola. Profetizzano il futuro e offrono a chi le ascolta la conoscenza piena. D’altra parte, basta guardare i corpi delle sirene più antiche che ho scelto per l’inserto di immagini del mio libro.
Sono donne con le ali e dalla vita in giù sono degli uccelli. È difficile sembrare sexy con un corpo così.
Anche la figura della sirena con la coda di pesce è presente fin dall’antichità. Non è un’invenzione medievale. Per un certo periodo le due tipologie di sirene sono convissute pacificamente in quella sorta di grande “melting pot politeista” che coincide grosso modo con il primo millennio a.C. La dea pesce arriva in Occidente dalla Siria. Si chiamava dea Siria, ma la conosciamo anche sotto il nome di Atargatis, Derceto, Eurinome. È stata la fondatrice mitica della nazione siriana, la madre della seducentissima Semiramide e, alla fine del suo “mandato politico”, si è trasformata nella costellazione dei pesci. La mia ipotesi è che la dea Siria abbia favorito la metamorfosi delle nostre sirene alate in quelle caudate».

L’artista e/o l’opera che a suo parere con più forza le ha evocate e rappresentate …
«Senza dubbio è Omero con il XII libro dell’Odissea ad aver reso eterno il mito delle sirene. Quell’incontro fatale tra Ulisse e le sirene raccontato dai suoi versi è stato rievocato per secoli da altri artisti, scrittori, mitografi che hanno riprodotto infinite volte la scena di Ulisse legato all’albero della nave, mentre i suoi compagni con le orecchie tappate dalla cera remano verso gli scogli delle incantatrici. Questo fotogramma mitico è all’origine della storia occidentale e rimane lì a orientare la nostra idea di uomo e del suo rapporto con la natura e il mistero del desiderio, del piacere.
Ma anche a ribadire la necessità del controllo. La storia dell’umanità è un continuo oltrepassamento del limite, basti pensare allo sbarco sulla Luna, per fare un solo esempio. La volontà di sapere spinge inesorabilmente l’uomo verso l’ignoto, verso quel limite che nel mito greco è custodito proprio dalle sirene».

Nell’ultimo capitolo del suo libro lei parla delle sirene-fake. Che cosa sono?
«Sono leggende metropolitane che però fanno presa sul grande pubblico. Quando ci fu lo tsunami del 2004 il web si riempì di foto e video di una fantomatica sirena spiaggiata sulla costa thailandese. Un documentario fake andato in onda in tutto il mondo ha raccontato recentemente che sono state avvistate nelle acque norvegesi. In Israele, il sindaco della città di Kyriat Yam ha messo in palio una ricompensa per chi immortala la donna pesce che pare abiti quella baia. L’istituto statunitense di oceanografia, NOAA, è stato costretto addirittura a diramare comunicati che smentiscono l’esistenza di queste creature per tranquillizzare la popolazione. In internet circola persino una teoria pseudoscientifica secondo la quale gli abissi sarebbero abitati da ominidi anfibi. Una specie di nostri cugini marini che, a un bivio dell’evoluzione, avrebbero preso la via del mare anziché quella terrestre. Ma le autorità terrebbero tutto segreto per non diffondere il panico. Insomma, una sorta di complottismo mitologico che dimostra però quanto le sirene siano ancora vive e vegete».

Ma se le chiedessi: che cosa è oggi la seduzione, cosa mi risponderebbe?
«La seduzione è legata a doppio filo con il desiderio della conoscenza. Perciò è stata e sarà sempre la vera molla che muove l’umanità».

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Elisabetta Moro
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