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Recensione di Nadia Fusini su il Venerdì di Repubblica

18 Ottobre 2019

Prima della coda le sirene avevano le ali

DA DOVE prendere questo bel libro di Elisabetta Moro?
Dalla coda,o dalle ali? Se partiamo dalla copertina, che esibisce un’immagine suggestiva del pittore Victor Nizovtev, qui c’è una coda tutta lustrini alla Klimt che incanta.
Incantano anche i capelli rossi preraffaelliti. Se la sirena qui ha una coda di pesce, la nostra guida infaticabile, che al mito ha dedicato numerosi studi, ci spiega che prima della coda le sirene avevano le ali. E ci mostra un reperto archeologico di rara bellezza,un cratere attico del 480-70 a.C. che raffgura il suicidio delle sirene sconftte da Ulisse.
I miti sono racconti,che vivono grazie alle parole,e anche alle immagini. Ed ecco sul celebre
stamnos, ora al British Museum, la prova documentaria di un corpo di donna con ali di uccello. Ali o coda che abbiano, donne-uccello o donne-pesce che siano, queste figure mitologiche sono entrate a fondo nel nostro mondo fantastico e spirituale. Tanto da abitarlo in modo inconscio, raccontandoci verità travestite.
Già, ma per dire quali verità abbiamo bisogno delle Sirene? Quali desideri e quali paure custodiscono queste creature anfibie, a metà tra l’umano e l’animale? Di certe funzioni benefiche che avevano nel mondo antico, via via sono state
spogliate: come ad esempio quella di custodi della soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti, rimasta peraltro nella tradizione mediterranea delle“prezzolate”. Mentre rimane memoria delle sirene come fondatrici di città. Ad esempio di Napoli, la
nea polis, che secondo la leggenda nasce grazie all’incontro di una delle sirene con Ulisse. Quando il greco, tutto espedienti e stratagemmi, si fa legare all’albero maestro della nave perché vuole sentire il canto, ma non morire, le sirene sconfitte si gettano in mare e il corpo di Partenope trasportato dalla corrente arriva sulla spiaggia dove oggi si trova Castel dell’Ovo. E lì nasce l’insediamento di Neapolis.
Le sirene erano anche creature profetiche. Ma nell’immaginario collettivo ha finito per prevalere l’idea dello sviamento, della seduzione (non a caso il sottotitolo del libro è
La seduzione dall’antichità ad oggi). E s’è propagato l’allarme –che s’avverte già nel nome.
Spaventa l’idea dell’ibrido. E invece la sirena potrebbe aiutarci ad accettare la nostra doppiezza, il nostro essere anfibi. Forse che in noi non alberga il non umano, il bestiale? Ali di uccello o coda di pesce, non c’è forse dentro di noi una zona
off limits – dove lembi di natura e di cultura si sovrappongono?

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Elisabetta Moro
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