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Intervista di Francesco Mannoni per Il Giornale di Brescia

1 Novembre 2019

«Le Sirene sono specchio degli uomini, esseri divisi a metà fra natura e cultura»

Dal racconto omerico in poi le «Sirene» (Il Mulino, 216 pagine 19 euro) sono diventate un mito che si tramanda, coinvolge e condiziona: in che cosa consiste principalmente il loro potere seduttivo, la loro capacità ammaliatrice?
«Promettono la conoscenza. Sia quella della ragione che quella del corpo» afferma decisa la professoressa e saggista Elisabetta Moro, ordinario di antropologia culturale all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, che al mitico personaggio ha dedicato un interessante libro in cui spiega «La seduzione dall’antichità ad oggi» di questa emanazione fantastica che persiste e si tramanda nell’immaginario popolare.
«La mitologia – aggiunge – lo dice a chiare lettere: l’incontro con la sirena è un tu per tu con l’altra parte di sé. Ed è una esperienza abissale, dalla quale si fa ritorno cambiati per sempre, come capita ad Ulisse».

Perché il termine Sirena è diventato nel tempo sinonimo di bellezza e seduzione?
Le sirene sono creature seduttive fin dall’antichità. La loro arma però non è la bellezza fisica, ma la voce. Seducono con il canto e con la parola. Profetizzando il futuro e offrendo ai marinai la conoscenza totale. D’altra parte, basta guardare i corpi delle sirene più antiche che ho scelto per l’inserto di immagini del mio libro. Sono donne con le ali e una parte del corpo somiglia a quella di un volatile, difficile sembrare sexy con un corpo così.

Da donna-uccello, a donna-pesce: attraverso quali prodigi la Sirena si è trasformata nel tempo?
Il corpo con la coda di pesce era presente già nell’antichità. Per un certo periodo le due tipologie di sirene sono convissute in quella sorta di grande «melting pot politeista» che coincide grosso modo con il primo millennio a.C. La dea pesce arriva in Occidente dalla Siria ed è una donna che «finisce in una coda di pesce», come diceva Orazio.
Si chiamava dea Siria, ma la conosciamo anche sotto il nome di Atargatis, Derceto, Eurinome. É stata la fondatrice mitica della nazione siriana e alla fine del suo «mandato politico», si è trasformata nella costellazione dei pesci.

Ulisse resiste straziato al canto delle sirene perché legato all’albero della nave: il mito delle sirene è ancora così pressante per l’uomo contemporaneo?
Questo fotogramma mitico è all’origine della storia occidentale e rimane lì ad orientare la nostra idea di uomo e del suo rapporto con la natura e il mistero del desiderio, del piacere. Ma anche a ribadire la necessità del controllo. Tutti gli uomini provano l’impulso di andare oltre il limite di quel che conoscono già, altrimenti non saremmo sbarcati sulla luna. E l’incontro tra Ulisse e le sirene è talmente potente ed emblematico, che persino la Chiesa delle origini ha fatto ricorso a questo mito per dire che il buon cristiano deve resistere alla tentazione del peccato, come fa Ulisse con le sirene. Il mito, in questo senso, parla un linguaggio universale, che non smette mai di dire cose importanti.

Letteratura, favole e poemi hanno fatto di un essere immaginario una concezione reale: un rifugio per l’uomo subissato dall’eccesso di realtà?
Ogni epoca legge in questo mito universale qualcosa dì diverso. Per i greci antichi le sirene rappresentavano il pericolo che l’eroe abbandoni patria, famiglia e armi. Per lo scrittore danese Hans Christian Andersen, che duecento anni fa ha scritto la «Sirenetta», invece, noi ci dobbiamo immedesimare nella sirena e sperimentare il suo punto di vista. E lei ad abbandonare il regno del padre Nettuno e a rinunciare alla sua famiglia, nell’illusione che un mondo diverso dal suo sia in grado di includerla. Come vede sono due ottiche opposte. Ma senza Omero non ci sarebbe né l’una né l’altra.

Sono molti gli esseri mitologici come le sirene, ma molti di loro sono scomparsi:che cosa motiva invece tuttora la presenza delle sirene nella fantasia popolare?
Ritengo che la loro forza stia nell’iconicità del loro corpo, che è semplicemente la figura per dire la doppiezza della natura umana. Noi, donne e uomini, siamo sempre a metà tra natura e cultura. In questo senso le sirene ci fanno da specchio e rendono comprensibile in un lampo,quello che altrimenti richiederebbe fiumi di parole.

 

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Elisabetta Moro
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