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Polpette anti immigrazione – il Caffè

13 Marzo 2016

L’uso improprio della polpetta non rispetta i gusti e la religione. Il maiale è diventato un obbligo scolastico. Gli allievi delle scuole di Randers in Danimarca d’ora in avanti non dovranno solo imparare a leggere, scrivere e far di conto, ma anche ad apprezzare le polpette di suino, cibo identitario danese. Senza eccezioni né di gusto né di religione. Perché l’educazione, come la legge, è uguale per tutti. L’idea è venuta a Frank Norgard, consigliere comunale del partito di estrema destra che governa la cittadina. Una norma che ha lo scopo di scoraggiare chi non intende integrarsi agli usi e costumi danesi.

È la prima volta che una polpetta viene usata come deterrente ai flussi migratori e strumento di divisione. Eppure si tratta del cibo più inclusivo mai inventato dall’uomo. Perché fa di tanti ingredienti diversi un tutt’uno. In fondo è una melting ball da mangiare. Ed è per questo che polpettoni, schiacciatine, granatine sono da sempre un cibo simbolo della cucina popolare. Che non poteva consentirsi di chiedere da dove venivano gli ingredienti, né di sottilizzare sui loro diversi sapori. Tanto si sapeva che in qualche modo si sarebbero amalgamati. Un impasto nato dal caso e dalla necessità, ma sempre capace di soddisfare il gusto del bebé e quello del gourmet.

Polpette di pesce, di melanzane, di baccalà, di ceci, di gamberi, di lenticchie, di molluschi, di cavoli e patate, di carote e bulgur, di ricotta e uovo, di riso e chi più ne ha più ne metta. Insomma, questo cibo elementare è il simbolo della condivisione e della convivialità che nascono dalla povertà. La necessità che diventa virtù. E se oggi è giusto educare i ragazzi alla convivenza, evitando di dividersi in tante tribù alimentari, è altrettanto vero che la polpetta di maiale obbligatoria ha il sapore sgradevole di un diktat gastronomico. Forse sarebbe meglio sedersi intorno a un tavolo per trovare un minimo comune alimentare che aiuti a bypassare le differenze di ceto, di etnia e di religione, pensando per esempio a un turnover dietetico tra i tanti patrimoni alimentari del mondo. In questo modo la scuola non si limiterebbe ad assecondare i tabù, le fobie e i fantasmi identitari, ma farebbe del mangiare insieme il primo mattone della società del futuro. [PDF Download]

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