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Cucina nipponica – il Caffè

23 Ottobre 2016

Che siano tempura o haiku vincono il gusto e la poesia. Ci sono popoli che vivono a spanne e popoli che vivono al millimetro. Assaporando ogni minimo dettaglio. A questa seconda categoria appartengono di diritto i giapponesi. Minimalisti e perfezionisti. Il loro baricentro umano ci appare basso e stabile. Con i piedi ben incollati alla terra. Eppure la loro estetica insegue sogni cristallini. Trasfigura il tutto in niente. Un albero, un fiore, un bambù, un frutto, un sasso, una linea. Questa arte della sottrazione, che toglie dalla vita il troppo e il vano, si sublima in due ambiti apparentemente lontani. Il gusto e la poesia. La composizione del piatto e il componimento in versi. Semplici, eleganti, spiazzanti. Rigorosamente legati alle stagioni. Che si tratti di tempura o di haiku. Vale a dire la tipica frittura o l’altrettanto tipico sonetto nipponico. L’una sorprende l’ingrediente in una nuvola incorporea sospendendolo nell’aria, l’altro in appena diciassette sillabe, meno di un tweet, condensa una silloge. Come quando il poeta Sant ka scrive: Tremante sui miei piedi / il gusto buono / dell’acqua. Detto da lui, che amava il sakè più di ogni altra cosa, assume il senso di una grande metafora.

D’altra parte il suo nome significa “alta cima fiammeggiante”. Lo ha assunto quando è diventato monaco buddista agli inizi del Novecento. Da allora il suo cammino è stato punteggiato di elemosine, poesie e sakè. Nella stessa ciotola attingeva alla carità e agli spaghetti di soia. Spiccioli e ravanelli. Lo racconta mirabilmente Susanna Tartaro, scrittrice e curatrice del programma radiofonico Fahrenheit della terza rete della Rai, in un libricino denso e intelligente, meditativo e irriverente, intitolato per l’appunto Haiku e sakè, in viaggio con Santoka, appena pubblicato dall’editore Add.

L’autrice è anche la mente scrivente e il braccio pensante del blog Dailyhaiku, dove le notizie del giorno vengono infilzate, sfottute, ridicolizzate e svelate con tanta poesia. Così nel bel mezzo delle polemiche sul ruolo delle donne nella società occidentale. Braccia strappate alla cucina o cameriere mancate? Discriminate nel lavoro come nella lingua, mi è capitato di leggere: Di quale valle / di quale albero / danzano i petali?

Erano parole e musica della poetessa Momoko Kuroda. Scampata agli obblighi femminili, manicaretti e pranzetti, sushi e frushi, per diventare una maestra del gusto, una Saffo dei fiori di ciliegio. [PDF Download]

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Elisabetta Moro
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