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La dieta è una sfida biopolitica – il Caffè

10 Luglio 2018

Dal menù alla carta al menù nella carta costituzionale il passo è breve. Un’idea intelligente e al tempo stesso provocatoria. Inserire tra i compiti della Confederazione l’educazione alimentare dei cittadini. Apparentemente è un azzardo mescolare cibo e diritti, principi nutrizionali e principi costituzionali.

Eppure si tratta di una nuova frontiera del governo degli uomini e dei processi produttivi, dei corpi e dell’ambiente. Di una vera e propria sfida biopolitica. Perché la dieta non influenza solo il nostro indice di massa corporea, in questi giorni sottoposto alla verifica della fatidica prova costume. Ma incide in maniera decisiva sulla salute e sull’aspettativa di vita. Sulla qualità della vecchiaia. Come sullo sviluppo psicofisico, più o meno corretto, dei bambini. Insomma, quando Ludwig Feuerbach diceva che siamo quello che mangiamo, non scherzava. Semmai non immaginava quanto avesse ragione. Nel frattempo gli studi scientifici internazionali sono arrivati ad un punto fermo. E cioè che la sana alimentazione è costituita da quella famosa piramide alimentare che l’Organizzazione mondiale della sanità cerca di fare entrare nelle nostre zucche da più di vent’anni e che si riassume in due semplici parole: dieta mediterranea. Nonché nei suoi sinonimi: cucina italiana, greca, spagnola, provenzale, magrebina, libanese, turca. Per non andare troppo lontano. Ma anche quella giapponese e asiatica tradizionale possono rientrare a pieno titolo in un ideale Mediterraneo allargato.

Il problema è che la generale sottovalutazione di queste conoscenze e il fatto che non vengano considerate essenziali nella formazione dei cittadini, porta i più a seguire diete sbagliate, scriteriate, modaiole. In una parola, malsane. Così l’obesità sta diventando un flagello biblico e uno stigma sociale, che colpisce soprattutto i ceti deboli. Configurandosi come una vera e propria ragione di disuguaglianza civile. Che merita tutta l’attenzione dei costituzionalisti. [Download PDF]

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Elisabetta Moro
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