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I nostri desideri nelle lacrime di San Lorenzo – il Mattino del 10 agosto 2022

12 Agosto 2022

Domani pioveranno su di noi le lacrime di San Lorenzo. Uno sciame di stelle cadenti che da tempo immemorabile fa sognare l’umanità. La terra ad agosto si avvicina alla costellazione di Perseo e così intercetta una scia di meteore chiamate Perseidi. Quando questi frammenti dell’universo entrano a contatto con l’atmosfera terrestre si incendiano di luce per qualche istante, come un display astrale. E accendono la nostra immaginazione. Desideri, sogni e bisogni affiorano alla coscienza e si proiettano nell’immensità del possibile con la forza inesauribile della speranza. Perché la bellezza delle stelle cadenti combinata con la loro imprevedibilità, che crea un’atmosfera di attesa e di profezia, ha favorito l’idea che la traiettoria degli astri a la traiettoria della nostra vita si intersechino. Destini incrociati tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, tra lo spazio e la terra, tra gli astri e le persone. Così questa notte magica è diventata il momento dell’anno in cui il cielo stellato sopra di noi ci parla. E soprattutto esaudisce i nostri desideri. In tutto l’Occidente, infatti, si tramanda da secoli l’idea che ad ogni stella avvistata si possa esprimere di getto un desiderio. Il primo che viene in mente è quello che vale. Prendere o lasciare. Attenzione a non sbagliare.

La civiltà cristiana ha legato il 10 agosto al martirio di San Lorenzo, bruciato sopra una graticola dagli scherani dell’imperatore Valeriano nel 258. Volevano fargli consegnare i tesori della Chiesa e rinnegare la fede in Cristo. Il santo però ha preferito cuocere a fuoco lento sui carboni ardenti anziché dare in pasto ai pagani la sua anima. Ma la sofferenza indicibile gli ha fatto versare molte lacrime, che secondo la tradizione, sono proprio le stelle che cadono quando ricorre il suo dies natalis, cioè il giorno della nascita come santo e delle morte come uomo. Secondo una credenza popolare ogni anno in questo giorno si trovano pezzi di carbone sparsi un po’ ovunque, nei campi, sui tetti, per le strade. Si tratterebbe proprio dei tizzoni che hanno torturato il santo. Chi li raccoglie li deve conservare come amuleti, poiché scacciano malattie, calamità e sfortuna.

In una celebre novella del Decamerone Giovanni Boccaccio racconta di frate Cipolla, che per rendere i suoi sermoni più efficaci mostra ai fedeli un pezzo di carbone del martirio di San Lorenzo e una penna dell’Arcangelo Gabriele. Reliquie fasulle, ma che lasciano comunque i devoti con gli occhi spalancati e l’animo pieno di speranza. Un po’ come noi figli delle stelle. Sempre in cerca di un significato nascosto nelle cose. Di segni che rivelino il disegno dell’universo. Il risultato è una stratificazione secolare di spiegazioni che dal mondo antico arriva fino ad oggi.

La prima sta già nella costellazione di Perseo, che prende il nome non a caso dal mitico giovane che ha mozzato la testa della temibile Medusa. E che con la luminescenza ha un legame fin dalla nascita. Perché, racconta il mito greco, il giovane dai piedi alati viene concepito da Zeus apparso sotto le mentite spoglie di una luccicante pioggerellina dorata alla bella Danae. Nato dunque da una scia di bagliori l’eroe è apparso agli astronomi come il testimonial perfetto per dare il nome alla costellazione che più di tutte si mostra sfavillante nell’oscurità della notte.

Quel che è certo è che le stelle cadenti, o più correttamente le meteore luminose, hanno sempre prodotto idee e significati. Fino ad assumere un ruolo nell’interpretazione della storia. Almeno a partire dal 44 a.C. quando l’apparizione di una cometa è stata messa in relazione con l’assassinio di Giulio Cesare. Un avvertimento celeste dell’imminente congiura contro l’imperatore. La cometa buona invece è quella che guida i Re Magi fino alla culla di Gesù. Ma a rimettere il segno negativo sulla luminosa caudata sono stati i razionalissimi Inglesi che nel 1066 hanno messo in relazione la batosta subita per mano delle truppe di Guglielmo il conquistatore con il passaggio della celebre cometa di Halley. Che ha preso il nome dall’astrologo inglese vissuto a cavallo tra il Seicento e il Settecento, il primo ad avere intuito che le stelle a volte ritornano. Quando invece sono a fine corsa e il loro nucleo si riduce in meteore allora vengono ad illuminare le nostre serate agostane. Come dire che tutto ha un senso. Secondo alcuni è quello dato da dio, secondo altri è quello dato dagli uomini. Certo è che aveva ragione Giovanni Pascoli, con la sua visionarietà da grande poeta, quando diceva che la notte di San Lorenzo assistiamo al “gran pianto che nel concavo cielo sfavilla”.

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Elisabetta Moro
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