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La prima torta con candeline? Per il compleanno di Goethe – il Mattino del 26 agosto 2022

28 Agosto 2022

È il compleanno del compleanno. La festa più amata compie 220 anni. Era il 28 agosto del 1802 quando il celebre scrittore Johan W. Goethe festeggia i suoi cinquantatre anni con una grande torta sfolgorante di candeline. Una per ogni anno naturalmente. Il colpo di scena conquista gli invitati e finisce sulla bocca di tutti. La moda del compleanno è lanciata. E in poco tempo conquista l’Europa intera. Anche grazie ai capolavori del padre della letteratura tedesca, come Le affinità elettive e Wilhelm Meister, dove gli anniversari sono un tema ricorrente.

Fino all’Ottocento, invece, si usava celebrare solo ed esclusivamente l’onomastico, anche perché pochissime persone conoscevano il giorno esatto della loro nascita. Tutto sommato non era nemmeno molto importante saperlo. Solo i reali e i nobili registravano i lieti eventi di famiglia nei documenti della casata, ma si trattava di un fatto privato, buono per costruire gli alberi genealogici e individuare gli assi ereditari. Quel che contava invece era il giorno del santo di cui si portava il nome. Quello sì registrato nei libri d’anime delle parrocchie alla voce battesimi. Chi, per esempio, riceveva il nome di Alessandro festeggiava il 26 agosto, le donne battezzate come Monica il giorno dopo, gli Agostino quello successivo, poi era il turno dei Giovanni Battista. Il 30 agosto toccava sia ai Felice che a tutti gli Adautto. Un nome un martirio. Spelling obbligatorio.

Nel Mezzogiorno è ancora viva questa usanza, al punto che l’onomastico si festeggia tanto quanto il compleanno.

Il tempo della vita cristiana, insomma, era circolare e andava di pari passo con il calendario liturgico. E di fatto contava e si celebrava il giorno, ma non l’anno. Quanto al numero esatto delle primavere, si andava a spanne e tutto sommato erano più importanti quelle dimostrate che quelle vissute. In un certo senso l’età apparente contava più di quella reale. Il che oggi piacerebbe a molti.

A cambiare tutto è stata l’istituzione delle anagrafi pubbliche, inventate alla fine del Settecento dai rivoluzionari francesi, notoriamente anticlericali, per sottrarre alla Chiesa il ruolo di censire le anime e di governare il corso delle loro esistenze. Progressivamente i registri anagrafici vengono istituiti in tutti gli stati occidentali. Così il certificato di nascita diventa il primo documento ufficiale di ciascun individuo e il battesimo passa in secondo piano. Ma quel che più conta si passa dal tempo circolare della religione a quello lineare dello stato laico. Che considera la vita degli individui come una linea retta dove tutto si tiene. In questo modo il passare degli anni assume via via un valore al tempo stesso personale e sociale. Di conseguenza acquista sempre più significato il numero degli anni già vissuti. Non a caso, mentre un tempo erano i nomi dei genitori a identificarci, oggi è la data di nascita, che viene richiesta ogni volta che compiliamo un documento. E per contare i compleanni si usano i numeri ordinali, che danno il senso della successione, dal primo al centesimo. Restituendoci ancor più il sentimento del tempo.

Insomma, con l’avvento della modernità la persona non si affida più alla provvidenza ma alla previdenza, dispone del suo tempo come del suo denaro.

Se il compleanno e la torta con le candeline sono un’invenzione goethiana, la colonna sonora invece è americana. A quella, infatti, hanno provveduto le sorelle Mildred e Patty Hill, maestre d’asilo del Kentucky, che nel 1924 inventano la canzoncina Happy Birthday to you.  Poche note, facili da ricordare, diventate un jingle globale. Rimane indimenticabile la versione sexy cantata a fil di voce da Marylin Monroe il 19 maggio 1962 al Madison Square Garden di New York per celebrare i quarantacinque anni del presidente Kennedy. Quella sera la torta c’è ed è alta come un grattacielo. Ma più delle candeline a sfavillare è l’abito della dea dell’amore. Un trionfo di cristalli per il più glamour dei compleanni.

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Elisabetta Moro
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